In questo spazio potrai inserire il tuo recapito, che resterà dato protetto e riservato, presentare il tuo locale, anche con foto , immagini e video , se lo desideri verranno pubblicate nel tuo spazio, previa autorizzazione a norma di legge. In questo modo offrirai la tua disponibilità a creare eventi di intrattenimento e potrai essere contattato, grazie a noi, dagli autori.
MARE BLU PIZZERIA RISTORANTE TORINO DI SANGRO CHIETI - ABRUZZO
mareblutorinodisangro@gmail.com
![]()
![]()
![]()
*
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
Siamo un Beach Club sito in Viale Costa Verde 70, a Torino di Sangro (CH), Abruzzo. La nostra è una azienda affidabile e attenta ad ogni esigenza, dove qualità e cortesia sono al primo posto e dove proposte e servizi dedicati non mancano mai: picnic da asporto, cene romantiche in spiaggia, gelato artigianale, pizza a impasto biologico, pesce sempre fresco e cocktail rinfrescanti. Il bar sulla spiaggia, il cocktail bar dall’ampia scelta, il ristorante di pesce con proposte anche da gustare, lo street food, la pizzeria a impasto biologico disponibile a tutte le ore, lo stabilimento balneare dove rilassarsi su comodi e spaziosi lettini sulla spiaggia ciottolosa, la gelateria artigianale con tante proposte golose e con gusti innovativi e il servizio di noleggio bici che danno vita a emozioni per ogni tipologia di cliente.
mareblutorinodisangro@gmail.com
AGRITURISMO OFFICINA DELLE ERBE DESENZANO DEL GARDA
|
A Desenzano del Garda, Nella mia piccola azienda agricola coltivo piante officinali che distillo in loco. Si tratta di agriturismo culturale e fattoria didattica e organizzo tour esperienziali. Ho un grande portico disponibile e spazi verdi all’aperto raffaella@dipende.it
|








BIBLIOTECA DI SERLE BRESCIA



DAL SITO DELLA PRO LOCO DI SERLE ,
Chi transita sulla 45 bis in direzione del Garda, nel tratto tra Nuvolento e Paitone, tra le prime propaggini delle Prealpi, può facilmente distinguere, per il singolare aspetto di cono vulcanico, il monte attualmente denominato S. Bartolomeo.
Nelle guide turistiche è semplicemente segnalato con vetta rocciosa alta 934 m, coronata da un "santuario", già sede di monastero benedettino, indicata come meta di escursioni per la veduta panoramica della pianura e del sottostante altopiano di Cariadeghe crivellato da circa 400 doline.
Per i Serlesi San Bartolomé rappresenta il monte di casa per eccellenza e sulla sua cima gli abitanti del paese si danno tuttora convegno ogni anno, l'ultimo week-end d'agosto, per la festa della sagra dell'accoglienza dei pellegrini che tradizionalmente in questa ricorrenza risalivano il monte dai circostanti territori di SerIe, Vallio, Caino, Botticino.
La intitolazione del monte a S. Bartolomeo è relativamente recente, risale al secolo XV; all'epoca in cui l'eredità ormai scarsa dell'antico cenobio benedettino passò ai canonici veneziani di S. Giorgio in Alga, che ricostituirono lachiesa e il chiostro con l'annesso ospizio per i viandanti, soppiantando l'antico nome di S. Pietro in monte Orsino.
S. Bartolomeo apostolo, infatti, quale protettore dei pellegrini, ben si addiceva all'intitolazione di questa residenza monastica, in cui trovavano ospitalità e soccorso i viandanti, spesso vittime di assalti dei briganti, lungo il percorso dell'importante strada montana di collegamento della Valle Sabbia con Brescia, che passava appunto ai piedi della vetta del monte.
Se per i Serlesi e gli abitanti del circondario risalire al S. Bartolomeo significa quindi riappropriarsi di una protezione antica, per il visitatore o turista deve significare anche il riscoprire in questi luoghi i segni di un passato glorioso e rigoglioso intessuto di fatti e leggende che fanno parte di un patrimonio storico e culturale per troppo tempo rimasto ignorato.
La primitiva denominazione del monte era Orsino o Ursino, toponimo di dubbia interpretazione, ma attribuito a specifiche caratteristiche ambientali: Orsino potrebbe derivare da orso (bestia anticamente presente nel territorio, ved. ursus speleus) o dal termine aursum cioè arso, per indicare la caratteristica di monte brullo e arido. Nonostante ciò, in questo luogo, isolato e non facilmente accessibile, è attestata la presenza di un antico insediamento romano: forse di luogo di culto alla divinità pagana. Questa importante testimonianza è documentata dal frammento di iscrizione del I o II secolo d.C., dedicata ad Ercole, attualmente murato in una stanza destinata ai pellegrini.
Altra importante attestazione di un antico interesse per questo luogo è la leggenda (da confermarsi o smentirsi attraverso scavi nei sotterranei del monastero) secondo la quale il vescovo eremita S. Silvino, nel secolo V; si rifugiò in questo eremo dove morì e fu sepolto.
Le reliquie, il culto del Santo protettore, gli affreschi devozionali e la definizione di "spelonca di S. Silvino" sono comunque elementi rimasti costanti nella tradizione orale e votiva dei Serlesi.
E forse proprio questa antica presenza cristiana sul monte Orsino può aver determinato la successiva fondazione, attribuita a re Desiderio, del monastero benedettino dedicato a S. Pietro e denominato appunto S. Pietro in Monte.
Questo evento costituisce la pietra miliare per la storia non solo serlese, ma di tutto il territorio circostante: dal Garda al lago d'Idro, dalla pianura del Chiese alla valle delle Giudicarie, dalla Valle Sabbia alla Val Camonica, dove si trovavano i vasti possedimenti di cui venne dotato il monastero, pari per importanza a quelli coevi di S. Giulia e di Leno.
Purtroppo al monastero di Serle non è toccata pari sorte nella considerazione degli storici e degli studiosi del Medioevo bresciano: "Scomparso il monastero ormai da tre secoli, tramontata completamente la sua fama, emigrati a Venezia i documenti del suo archivio, di esso non restava che il nome; l'oblio era disceso ingeneroso e assoluto a velare di dense tenebre le vicende di questo importante istituto religioso, che aveva dominato per vari secoli, come un faro di civiltà cristiana, su tutta la nostra provincia, ma in modo speciale sulla ridente regione orientale della Riviera Benacense e della Valle Sabbia".
Sono parole del celebre storico bresciano Paolo Guerrini al quale spetta il merito di aver pubblicato nel 1931 un saggio con il quale si riscopriva la mole dei documenti redatti dal 1014 al 1637, consistente in 2000 pergamene che, tuttora reperibili in copia anche presso istituzioni culturali bresciane, restano ancora da studiare integralmente.
Da esse si possono trarre notizie sulle trasformazioni sociali, economiche e politiche dal basso Medioevo all'età moderna e circa l'influsso che il monastero serlese esercitò sullo sviluppo economico ed in particolare agricolo dei vari paesi di pianura, di collina e di montagna con i quali ebbe rapporti.
La trascrizione e traduzione di questi manoscritti potrebbe consentire di avere conoscenze sicure circa l'origine e la trasformazione di altri paesi valsabbini, in particolare del territorio di Vallio (de Vallibus) e della leggendaria e misteriosa rocca di Bernacco che pure viene annoverata tra i beni amministrati dai monaci.
Così pure, attraverso queste fonti scritte, si potrebbe ricostruire la consistenza e la struttura architettonica originaria dell'edificio monastico che oggi, dopo vari eventi rovinosi, appare di dimensioni esigue e molto rimaneggiato.
Ma anche l'osservazione diretta dell'ambiente, dei manufatti, della toponomastica molto può far scoprire al visitatore che, salendo dalle sponde del Chiese alla cima del monte, intenda anche ripercorrere idealmente il cammino della storia di questi luoghi.
In Prevalle e in Nuvolento si possono leggere espliciti riferimenti al passato nei nomi di alcune località, quali Celle o via dell'Abate, come non è difficile ritrovare scolpite su molti portali o sui parapetti le chiavi di S. Pietro: insegna del monastero.
Salendo lungo la tortuosa strada che collega le varie contrade di Serle, che ancor oggi portano gli antichi nomi citati nelle pergamene (Flina, Berana, Castello...), si possono notare, sulle coste rocciose e scoscese, piccoli spazi coltivati, ricavati dalla natura impervia di questo terreno con sovrapposti ripiani terrazzati, sostenuti da muri a secco: manufatti suggeriti dall'opera di dissodamento e di bonifica benedettina che hanno lasciato impresso l'aspetto arcaico del paesaggio medioevale.
Questo cammino a ritroso nel tempo può essere più affascinante e suggestivo per chi, volendo rinunciare alla comoda salita in automezzo, opta per il cavallo di S. Francesco percorrendo gli antichi sentieri o scorciatoie ormai soppiantati dalla strada asfaltata e rimasti a tratti ancora acciottolati con la perfezione dei mosaici.
Così, via via rileggendo la storia nel terreno, nel paesaggio, nei manufatti, nelle pietre, rimane da scoprire il mistero della vetta che, gelosa del proprio passato, racchiude nel sottosuolo, nei tortuosi anfratti sotterranei più di quello che è visibile in superficie.
Secondo la tradizione orale il monastero era direttamente collegato alle contrade inferiori di Serle anche attraverso cunicoli e gallerie scavati all'interno del monte.
La rovina del monastero è segnata all'inizio del '400 e ad essa si collega un'altra coinvolgente pagina di storia.
Era l'epoca delle lotte tra guelfi e ghibellini o, meglio, tra famiglie che in nome del papa o dell'imperatore miravano al prevalere del proprio potere: il monastero era ormai ridotto ad un bene amministrato dall'abate che lo assegnava in godimento alla famiglia più potente in cambio di favori politici.
Così il "bellicosus homo", Giovanni Rozzoni, noto per le sue imprese brigantesche, discendente da una famiglia di vassalli del monastero e capo delle milizie guelfe valsabbine in lotta contro il dominio di Giangaleazzo Visconti, nel 1401-1402, si arroccò nel monastero di Serle, ormai abbandonato e disabitato, che, per la sua posizione strategica, gli consentiva di controllare, incontrollato, gli spostamenti delle soldatesche nemiche nella pianura.
Passato poi nel 1446, col favore del governo veneto, ai canonici veneziani, il monastero semidistrutto fu ristrutturato e divenne casa di cura climatica estiva fino alla soppressione dell'ordine ed alla vendita dei beni avvenuta nel 1668 a sostegno della guerra contro i Turchi.
Nei secoli successivi il monastero, abbandonato e in rovina, era affidato ad un eremita che viveva d'elemosina e solo in questi ultimi decenni, ristrutturato a cura di alcune famiglie serlesi, ha riacquistato la funzione antica di luogo d'accoglienza dei viandanti e di quanti vogliono "leggere" dal vivo le pagine di una storia ancora per buona parte inedita.
LIBRERIA DEL CONVEGNO, CORSO CAMPI ,72,CREMONA
| libreriadelconvegnocremona@gmail.com La libreria del Convegno nasce nel 1967 in corso Campi, nel centro di Cremona: si tratta di una delle più antiche librerie della città. Il locale si sviluppa in tre sale espositive. Nella libreria sono presenti volumi di narrativa italiana e straniera, musica, graphic novel, filosofia, arte, fotografia, saggistica, manualistica, storia, viaggi, carte e guide turistiche. E’ presente anche una nutrita sezione di pubblicazioni locali: il Convegno è infatti anche casa editrice. Gli scaffali vengono riforniti almeno due volte alla settimana per poter presentare puntualmente le novità editoriali e consegnare gli ordini dei clienti. La libreria del Convegno collabora con numerose realtà locali per l’organizzazione di eventi, diversi dei quali ospitati direttamente nei locali della libreria: presentazioni con l’autore, reading, gruppi di lettura ed altre iniziative. I locali della libreria ospitano periodicamente anche mostre fotografiche, di pittura e di scultura. | |
















